Social Network e Polarizzazione Ideologica: le Critiche di Valdis Krebs

Posted on November 14, 2008
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Valdis Krebs, fondatore di Orgnet.com ha di recente esternato alcune forti critiche sugli attuali social network e sulle loro responsabilità nella polarizzazione e omologazione del pensiero ideologico.

L’idea è che i network sociali come Facebook tendano ad isolare gli utenti all’interno di nicchie culturali, appiattendo le differenze all’interno dei gruppi, e portando gli utenti a pensieri ideologici polarizzati, privi delle sfumature idiosincratiche del singolo.

Uno degli esempi più significativi presi a modello da Krebs è quello delle recenti elezioni americane, dove i social media sono stati sfruttati in modo acritico, per trovare in rete chi già la pensa come te.

Unico spiraglio per trasformare i social network in strumenti utili: identificare i maggiori responsabili del pensiero mainstream.

Vedi il successo della Apple nella commercializzazione dell’iPod: un successo dovuto solo a forti operazioni di marketing, quando esistevano lettori MP3 di altro tipo con migliore qualità di riproduzione audio e a prezzi più bassi.

Un’analisi abbastanza severa, forse volutamente provocatoria, ma che ho trovato piuttosto interessante.
Personalmente credo possa esserci del vero.
Voi cosa ne pensate? Aspetto i vostri commenti.

Fonte: Jose Fermoso / Wired.

Comments

  • Non credo di essere troppo daccordo con quest'analisi: insomma non si può dividere le persone tra pecoroni e leader responsabili del pensiero mainstream.
    Ci sono leader a molteplici livelli: dal citato Obama, allo studente che consiglia il testo per studiare un dato esame, non solo oggi assistiamo a un'altro aspetto e cioé se una casalinga, ad esempio, si fa condizionare da un sito autorevole, ella stessa diventa leader nel momento in cui consiglia un supermercato più conveniente.
    Insomma il discorso è molto complesso e questa complessita insita nella situazione reale smentisce, a mio avviso, il ragionamento di sopra.
  • Caro Daniele Federico,
    ovviamente si tratta di una semplificazione come dicevo un pò provocatoria, e come tutte le provocazioni ha lo scopo di instillare dei dubbi.
    cmq una cosa te la voglio chiedere:
    se la casalinga come dici tu "si fa condizionare da un sito autorevole" e comincia a mandare le sue amiche nel tale negozio...
    quale miglior esempio di efficacia di marketing del "pensiero mainstream" e della "polarizzazione ideologica"...!
    Se almeno questo portasse a fare davvero la scelta più conveniente....
    Il punto che nemmeno questo accade, si è spinti spesso solo dall'Hype di certe aziende e marchi... ;-)

    A presto
    Diego - admin
  • Ciao Diego,

    in effetti con l'esempio della casalinga (non quella di Voghera, attenzione) mi sono dato la zappa sui piedi. Da dire che il tema è complesso, ma è proprio questa complessità che mi fa pensare.
    Semplificando: in passato i media erano orizzontali e scarsamente diversificati, per cui quando eravamo bambini noi tutti, o quasi, ci limitavano a fare zapping tra 6 canali principali che offriva la TV. Sempre più, ora, siamo di fronte a un'estrema frammentizzazione dei media e dei network. Questo moltiplica esponenzialmente le nicchie e differenze e le classificazioni dei consumatori.
    Una riprova è data dalla progressiva difficoltà dei marketer nel loro lavoro di pianificazione: come allocare il budget disponibile, su quali piattaforme e in che misura? La risposta si fa sempre più complessa.
    Quindi io non vedo un appiattimento oppure omologazione del pensiero (visione integrata).
    Ci tengo, però a precisare, che la mia è un'opinione "in punta di piedi", poiché riconosco la potenza globale di fenomeni come facebook appunto.

    Daniele
  • Ciao Daniele

    Tentando di tirare le somme del discorso...
    Esistono le "nicchie" ed esiste il "mainstream". Non sono in contraddizione tra loro: per me, le nicchie sono funzionali al mainstream...
    Poi ci sarebbe tutto un discorso da fare tra "marketing" e "informazione", i cui confini a mio parere sono sempre più sfumati.
    Ovviamente siamo di fronte a una frammentazione dei media, come dici giustamente tu: ed è vero che ciò cambia il marketing profondamente, quasi alle radici. Il marketer ormai può e vuole sapere per ogni singolo utente che musica ascolta, che squadra tifa, ecc, per un targeting più efficace.
    Però non capisco la contraddizione con la teoria "Krebs".
    Assumere le ipotesi di cui sopra non implica "omologazione" del pensiero, ma appunto "polarizzazione".
    Polarizzare il pensiero per me significa portarlo di fronte a una scelta spesso duale o comunque limitata: Obama o McCain, Mac o PC, iPod o fuffa... Possono esserci anche 10 alternative, ma se sono tutte in qualche modo indotte, non mi sento a mio agio.
    E' la mancanza di sfumature che io, personalmente, trovo inquietante.

    Comunque sì, la discussione è lunga e complessa! ...e anche molto interessante, difficile concentrarla in poche righe.

    Diego
  • lazzarella
    Penso anche io che ci sia del vero in questa analisi, addirittura valida al contrario se pensi che attraverso i gusti della gente si creano i prodotti, fin dagli anni 80..i cosiddetti "cool hunters" cambiano il pelo forse ma non il vizio. Come in ogni cosa bisognerebbe usare il proprio senso critico..ammesso che se ne abbia uno.
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